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Casa del Guardaboschi

Via Valderoa Crespano del Grappa


Durante la Prima Guerra Mondiale cavalli, muli, asini, cani, colombi viaggiatori, furono inviati al fronte a soffrire la fame, la sete e a morire per la gloria della Patria. Si stima che i cavalli impiegati sui vari fronti di guerra furono quasi dieci milioni, adibiti ai traini di cannoni e carri.
Neanche il ruolo del mulo poté sottrarsi all'impiego in guerra, prezioso com'era per il trasporto dei bagagli in alternativa ai carri. Le sue caratteristiche fisiche lo resero indispensabile nella Grande Guerra soprattutto sul fronte montano.
Ciascun animale era in grado di portare un peso di 150 kg; sul dorso era fissato anche il recipiente dell'acqua, in questo modo si poterono accorciare i tempi di marcia delle truppe che arrivarono a coprire anche un centinaio di chilometri in tre o quattro giorni.
L'asino, padre del mulo, ha svolto pure lui assai dignitosamente le mansioni di ausiliario di guerra, non meno del cavallo o del mulo, come bestia da soma o da tiro.

Lucio Fabi è l’autore di due volumi, pubblicati a otto anni di distanza l’uno dall’altro e dedicati al rapporto tra uomini e animali nella Grande Guerra. In Guerra bestiale, Uomini e animali nella Grande Guerra (Opac Sbn) del 2004 si trovano enunciati tutti i temi, che Fabi ha ripreso e ampliato nella pubblicazione del 2012, Il bravo soldato mulo. Storie di uomini e animali nella Grande Guerra (Opac Sbn).

Fabi mette subito a fuoco in “Guerra bestiale” il rapporto particolare e simbolico dell’alpino con il suo mulo, tema ricorrente ad esempio nei monumenti ai caduti, che sovente riproducono l’alpino con il fedele quadrupede. Al fronte, tuttavia, non si annovera soltanto la presenza dei resistenti muli, con loro ci sono i cani, gli asini, i cavalli, i piccioni, senza contare i ratti, le pulci, i pidocchi, che condivisero con i soldati la dura vita quotidiana di guerra.

 

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